Capitolo 11 – Il Richiamo di Finnis

Le mappe erano pronte. I simboli allineati. Il Portale si era mostrato.

Finnis camminava lungo i sentieri ormai familiari con un pensiero nuovo nel cuore: non poteva più bastare a se stesso. Aveva visto, capito, annotato, scoperto. Ma il disegno non era completo. Serviva qualcuno che lo aiutasse a portarlo a compimento.

Non studiosi, non maghi. Ma famiglie. Bambini. Esploratori. Cuori puri, sguardi nuovi. Persone capaci di stupirsi, di credere, di cercare senza pregiudizio.

Finnis si fermò nei pressi di una fonte. Aprì la mappa una volta ancora. E questa, senza muoversi, proiettò una frase nel cielo.

“Quando i nuovi figli di Adamo e di Eva saranno trovati, il tempo delle negazioni e degli oblii saranno estirpati.”

Era la Profezia. Ma non quella che conosceva. Era una Nuova Profezia. Scritta per questo tempo e questo luogo: l'origine. Per questi nuovi viaggiatori. Per le famiglie. Per i bambini.

Finnis sorrise.

Il tempo era giunto.

Aveva compiuto la sua missione: aveva trovato le origini del suo mondo.

Ma non bastava.

Desiderava che Narnia – la sua vera patria – non fosse dimenticata mai più.

Desiderava che bambini e famiglie potessero viverla ancora.

Non in una favola, ma nella realtà.

Nei luoghi, nei simboli, nei racconti.

Perché Narnia può vivere solo se qualcuno la ricorda.

E così, accanto alla mappa, lasciò un messaggio inciso:

“A chi ha occhi per vedere,

a chi ha cuore per credere:

il Regno è rinato.

E ti sta aspettando.”